L’ignoranza e il granchio rende molto bene l’idea di cosa sia per l’appunto l’ignoranza. Se ne parla moltissimo oggi, se n’è parlato tanto anche ieri a dire il vero. Si sente tanto dire che la gente – non tutta sia chiaro- è ignorante. L’ignoranza è brandita come una clava sulla testa di qualcuno, che a tutta risposta verso quel sentenziante, taccia il sapere e la competenza come cose inutili. E’l’autodistruzione degli estremi, è un granchio che consumando il pasto va a rodersi entrambe le chele, fino ad divorarle per intero. Un grande vuoto abissale tra due insiemi che diventano inutili l’uno per l’altro a causa di questa delegittimazione.

“Non parlare se quello che ti viene da dire non è meglio del silenzio”. (proverbio arabo)

Eppure l’ignoranza esiste. Anzi io credo che siamo tutti un pò ignoranti. Difatti se ignoranza deriva da ignorare, cioè non sapere e quindi non conoscere, si deduce, almeno in una dimensione di esseri umani, che nessuno ha il sapere e l’istruzione di tutto. Se qualcuno mi chiedesse come riparare un motore dell’auto cascherebbe male. Sono piuttosto ignorante in tema, non ho un studio tale per potermi permettere di dare indicazioni o fare qualcosa. Non mi vanto di questo, ma lo accetto perché sono umano, senza la pretesa di essere onnisciente.

Capita però spesso, questo anche grazie ai magnifici social, di poter vedere persone che di umano hanno poco. Loro sanno tutto e di tutto, probabilmente anche di tutti. Ci sono persone che sembrano umani ma non lo sono. Mi chiedo se i possenti del sapere ci abbiano nascosto un’ invasione aliena di essere dal sapere globale.

Lo scontro tra le chele del granchio ha provocato un fenomeno esplosivo. L’arroganza dell’ignoranza. Seppur non si sa si parla e si scrive, vantandosi sempre più a spregio di qualcuno che spesso sa davvero. Che a sua volta parla, ma è silenziato dal bailame provocato dagli istinti, che vanno a soffocare qualsiasi fondata ragione. Vince un’emozione, vince una sensazione. Prevale.

Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza.
(Socrate)

Fino a qualche tempo fa vi era la “consapevolezza del non sapere”, che presupponeva un senso di pudore nel dimostrarla. Senza scomodare le riverenze di fantozziana memoria e i suoi “spettabili saluti” (cit), chi non sapeva spesso taceva e molte volte era bramoso di scoprire di più su una tematica che lo incuriosiva tanto da volerne parlare.
Oggi no. Spesso chi non sa esibisce con forza la propria ignoranza, sentendosi giustificato, anzi legittimato, nel condannare chi, anche con un cenno, si mostra dissenziente verso un vero e proprio spregio alla comune ragione e alla sensibilità umana. Sia chiaro. Sono anch’io ignorante su molte cose. Ma c’è un modo che fa la differenza.

L’ignoranza odierna è composta da mancanze. Mancano l’umiltà e l’ umanità nel porsi, rendendo vano ogni tentativo di trovare un punto mediano. Contiene una mistificazione della realtà indebita. E’manifestata più che mai, vantata e amplificata dai social. E’ un’ arma di difesa. 
L’ignoranza e il granchio. Chela numero uno.

Non credo nel vanto del sapere onnisciente. Ho visto spesso, oltre a gente vantarsi della propria ignoranza, gente gongolarsi del proprio grande sapere, validissimo ma poi inutilizzato ed inutile per fare progresso. Essere preparati su un argomento è un valore. Su tutto un’illusione.

Sostenere una pseudo onniscienza che comporta rispettabilità ed innalzarsi cosi tanto è una colpa altrettanto disumana. Quello che è ignorante perché non ha studiato se è saggio ha imparato molto dalla sua esperienza.
L’ignoranza e il granchio. Chela numero due.

Dall’umiltà e dalla semplicità onesti si traggono grandi insegnamenti. Il video di seguito contiene per me più lezioni. Questo uomo, un pescatore di granchi del Brasile, ci dice che lui non ha studiato, non sa leggere e scrivere ma ci dice cose tanto utili quanto fondate. E’ un bel messaggio forte da vedere.

Il Pescatore e il granchio: “non so leggere e non so scrivere ma su una cosa…”

-Un “mi piace” rende libere le persone che scelgono-
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