“Forza America reagisci”. Cosi titolava un quotidiano il mercoledì dopo il tragico 11 settembre del 2001. Era l’ultima copia del quotidiano, anzi di tutti, perché tutti erano già finiti ed era rimasto solo quella. La voglia di informazione, il giorno dopo quello che sembrava l’inizio di una terza guerra mondiale, era tanta per tutti. Bisognava capirci di più perché quanto drammaticamente visto il giorno prima colmasse l’ansia verso il futuro prossimo e lontano. Era il 12 settembre, dal giorno dopo a vent’anni dopo, quelle immagini riproposte ci hanno ancora lasciato un senso di sgomento e delle domande cui non troviamo risposta.

Non era successo qualcosa di classificabile. Il senso comune percepiva questa cosa in modo palpabile sin dai primi istanti in cui la notizia dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle del Word Trade Center di Manhattan a New York si faceva più chiara e visibile tramite le tv. Un attacco nello Stato dell’Occidente, gli Usa, al simbolo di potere, due torri giganti che si innalzano sino a bucare il cielo, e a un simbolo del capitalismo, un insieme di relazioni in costruzioni che in gran parte ospitavano uffici commerciali in una dello zone più ricche del mondo.

La morte e la distruzione portate attraverso il sacrificio della propria vita come dimostrazione di una forza infinita e sconosciuta a un mondo che vede nel valore della vita il suo riferimento. Migliaia di morti inconsapevoli e innocenti se non perché occidentali e in quel luogo in quell’istante. Non sono colpe queste. Il tutto in un epoca di pace e progresso, nell’era del digitale che avanzava e dei controlli con le telecamere di videosorveglianza.

Non era possibile capire e razionalizzare. Uno shock collettivo planetario percosse tutti. Oggi tutti si ricordano dove si trovavano quel pomeriggio di inizio autunno prima della classica riapertura delle scuole. Sono cose che rimangono impresse perché piovute all’improvviso e senza una spiegazione, senza quei segni di avvertimento che fanno scattare le allerte dei comuni esseri umani.

L’11 settembre 2001 è una data spartiacque nella storia perché ha messo in luce la vulnerabilità del mondo occidentale, ha reso plastica la terrificante immagine di morte e distruzione che si può materializzare fuori da ogni controllo. L’ha resa terribilmente vera fuori da ogni set cinematografico. Insieme a marzo 2020, circa vent’ anni dopo, con la pandemia dovuta al Covid e al crollo del muro di Berlino, circa dodici anni prima, sono le immagini che più hanno rivoluzionato il vivere collettivo nel mondo occidentale. Immagini di un momento, di un giorno, ma che hanno condizionato i nostri comportamenti per tanti e successivi anni. Dal 12 settembre, dal giorno dopo a vent’anni dopo, quando prendiamo un aereo non possiamo portare bottigliette con più di 100 ml di liquido in cabina.

Da quel “day after” sappiamo che il mondo non è solo quello occidentale e che possiamo tenere le nostre tradizioni ma che nel pianeta ce ne sono altre. Prima non ci pensavamo pur sapendolo, perché in qualche modo la ricchezza e il progresso ci avevano fatto sentire superiori e migliori degli altri. Da quel giorno questa percezione è un pò cambiata e con essa tante cose nel modo di vivere. Un modo di essere non più cosi libero e indipendente, piuttosto con dei “ma” e con altri interrogativi. Le paure ci sono, esistono e solo soluzioni di pace possono lenire questo stato d’animo.

Le crisi economiche successive, quella del 2008 in primis, hanno messo in luce anche la vulnerabilità del sistema bancario e finanziario, anche qui con delle conseguenze sulla vita di ciascuno. Cosi come il cambiamento climatico sempre più incipiente e visibile ha reso ancora più fragile un senso di dominio e di padronanza del Pianeta Terra e delle sue risorse che sino a vent’anni fa sembrava essere solamente la profezia di un uccellaccio malaugurate.

Le conseguenze di quel titolo di giornale sono durate vent’anni, sino al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan di fine agosto 2021. Ed oggi sembra di ritrovarci a un punto di partenza. Una guerra non ha risolto tutti i problemi e sembra ci siano due mondi che vivono insieme, uno occidentale e un altro contrastante e diverso. Penso che per lungo tempo, onde evitare nuove morti, questi due mondi dovranno imparare a convivere e senza la presunzione che uno o l’altro sia migliore.

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