Ci sono persone che sai chi sono. Le conosci perché sono parenti, amici, vivono vicino a te o lavorano nello stesso posto in cui lavori tu. Sai chi sono perché ci hai avuto a che fare, perché il loro volto l’hai visto da vicino. Un pò meno conosci qualcuno di cui si parla ma sai chi è. Ci sono invece le “persone monumento” che sai chi sono, le conosci ma non le hai mai viste.

“Non si conosce mai nessuno abbastanza” è una frase che si dice spesso riferita a persone con cui condividiamo anche il quotidiano. Una frase futuristica, spesso profetica. Eppure si sta parlando di qualcuno con cui ogni giorno trascorri dei momenti, condividi delle gioie o dei dolori, c’è un legame anche sentimentale. Poi ci sono loro, le “persone monumento”, che non cambieranno mai, non ti tradiranno o deluderanno. Saranno sempre cosi. Sempre.

Quando torni in una casa in cui sei stato da bambino senti di nuovo quel calore e quella protezione di un tempo anche se quella casa oggi è disabitata e piena di ragnatele. Basta solo quel fascio di luce che entra dalla finestra, una luce unica e speciale di quel luogo, a farti ritornare indietro. E’come se non fossero passati anni. Si è stati sempre li. Il profumo di quel ambiente stampato nella mente ritorna magicamente nell’aria. Non è vero ma allieta tanto la testa.

Pochi intimi sono stati a casa delle “persone monumento”. Nessuno sa l’odore che circolava solo tra quelle pareti ne tantomeno quale luce ci fosse. In realtà siamo sempre stati a casa delle “persone monumento”. Le abbiamo cercate tante volte, in tanti momenti di crisi o smarrimento. Le abbiamo sempre trovate perché loro erano li. Sempre.

Ci facevano sentire meno soli su questo mondo, parte di un cerchio con all’interno tante altre persone amiche ma sconosciute. Un cerchio a volte esclusivo, dove se non ne condividi i contorni non ci puoi entrare. Una casa ideale dove abitare spiritualmente o dove attingere acqua dal pozzo quando ci si sente disidratati. Una casa che emanava una luce bella e accogliente verso l’esterno, quasi volesse essere un faro nel buio del vuoto o del peggio della vita. Insieme si è meno soli, anche mentalmente.

Succede che le “persone monumento”, essendo comuni mortali come tutti noi, terminino il loro compito su questo pianeta. Leggere che non ci sono più in carne ed ossa ci fa provare una tristezza simile a quella di aver perso un amico o un parente, qualcuno che sapevi chi era.

Ci sono fili sottili che uniscono le menti più dei corpi e quando qualcuno per fatto naturale spezza questo filo ciò che teneva unito barcolla, si sente smarrito. La paura di esser più soli e di doversi prendere un prezioso carico da novanta crea smarrimento nel dolore.

Mi sono spesso domandato chi potesse prendere l’eredità di “persone monumento” che hanno terminato la loro missione terrena. E’angosciante pensare che non ci sarà più la casa con il fascio di luce.

Ho capito che le “persone monumento” non lasciano ville, soldi e macchine di lusso. Queste persone lasciano una casa a ciascuno di noi. Lasciano milioni di case a chi si è avvicinato a loro, chi la vita ha condotto sulla loro strada.

La nostra solidità e fatta dei mattoni che costruiscono la nostra casa morale e valoriale. E’un eredità per alcuni versi cercata come l’acqua quando si ha sete, quindi senza bramosia di lussuria. Necessità di sopravvivenza, di avere una struttura morale e valoriale per compiere ciascuno la propria piccola missione sulla terra. Magari non grandi imprese o opere, ma tanti piccoli gesti dettati da una sensibilità di marmo.

Non moriremo di sete e nel buio se ricercheremo l eredità. Siamo senza dei padri o delle madri, che hanno fatto un gran lavoro per darci le carte e le istruzioni per un futuro migliore.

“Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti.
Ci deve riguardare tutti perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi”

Gino Strada

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