A 16 anni si va in discoteca o si vivono le prime cottarelle. Greta si è innamorata di una causa planetaria. Una ragazza speciale per dire quanto i “grandi” stanno sbagliando. #fridaysforfuture #schoolstrike4climate

(immagine in fair use dal video qui linkato dal canale YouTube Change4climate)
Difficile. Colpito. Che faccio e come lo faccio. Voglio farlo. Questa è la sintesi delle parole nella mia mente quando ho visto una ragazzina bianco latte e biondina parlare da un palco da cui di solito parlano signori dai capelli grigi o bianchi, incravattati e ben vestiti. Si trattava dell’ennesimo Summit per l’ambiente di cui avevo parlato in uno dei miei articoli, quello di Katowice in Polonia. Inosservato come tanti appuntamenti importanti, sorpassato dall’ennesima inutile notizia pseudopolitica, il summit aveva dato voce ad una persona diversa. “Non mi importa risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile.” Questa frase di Greta Thunberg raccoglie tantissimo per oggi e per il futuro. Se parlare di giustizia divina fa ribrezzo ad un ateo, se parlare di giustizia terrena fa venire la bava alla bocca di tanti, parlare di giustizia climatica deve fermare tutti. Chi aveva mai parlato di “giustizia climatica”? Il clima, un entità conosciuta ma non riconducibile a nessuna persona. Se fosse una persona avrebbe già scatenato cause per milioni di risarcimenti. “Il giusto fondato sulla natura è l’espressione dell’utilità che consiste nel non recare ne ricevere reciprocamente danno” frase di Epicuro (cit.). Fino ad oggi l’uomo è stato in grado di sconfessare questa definizione di giustizia nei confronti del clima. L’umanità ha creato un danno e sta sempre più ricevendo danno. Chi chiamerà a testimoniare? Chi sarà l’accusa? Pensateci. Io saprei chi accusare, ma poi mi fermo. Perché mi accuso di essere parte di questo processo inquinante e dannoso. Il nostro stile di vita è sotto accusa. Un modello di vita in cui siamo tutti dentro è il colpevole. “La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche di Paesi come il mio possano vivere nel lusso.” E’ questo un altro passaggio cruciale del discorso di Greta a Katowice. Ecco dove si impicca tutta l’umanità, in quel punto dove si sfrangia e diventiamo ognuno a se stante. Chi rinuncerebbe allo stile di vita che ha se questo è comodo o addirittura lussuoso? E’uno stile ormai lontano da quella Natura di cui parla Epicuro. Come si potrebbe abbandonare questo stile, sicuro e assorbito dalla mente di tutti? Posto di fronte al mondo da gran parte dell’Occidente, invidiato e sempre più velocemente inseguito dai Paesi poveri o come si usava dire “in via di sviluppo”. E’ questo il miglioramento? Lo sviluppo? E’ immediato rispondere si e stacci tu al freddo in inverno per non inquinare. Facile dire vai te a piedi cosi non inquini con la macchina. Semplicissimo dirmi di andare a vivere nella miseria, mangiando radici piuttosto che il buon cibo del supermercato. Bravissimi. Avete capito che rivolgendo il dito verso di me lo state solo allontanando da voi. Quello che posso lo faccio. Uso questa frase per discolparmi non di fronte a chi legge ma difronte al clima. Non ho risolto i problemi dell’inquinamento globale. Non ho risolto neppure i miei. La mia coscienza non è pulita. Ma se dobbiamo diventare piccoli difronte alle parole ferme e concentrate di una ragazzina di 16 anni appena compiuti, se questo ci fa effetto, forse è un primo passo. In tanti, anche Leaders mondiali, girano la faccia dall’altra parte rispetto al messaggio forte di questa ragazzina piccola e composta, portatrice di un messaggio cosi disarmante. La semplicità solo apparente di Greta rende tutto ancora più profondo e drammatico. Mi ripeto una cosa: se oggi sto bene con lo stile di vita che ho, ogni giorno che passa sto solo attendendo il momento in cui non potrò più avere uno stile di vita, perché se il luogo in cui vivo sarà distrutto da venti tempestosi, non ci sarà più acqua da bere, il cibo scarseggerà perché nel deserto non cresce nulla, il mio destino-e non solo mio-è inutile al gioco della vita. Queste parole sono per sostenere Greta nei suoi scioperi scolastici del Venerdì davanti al Parlamento svedese. A chi legge la propria, come sempre libera, riflessione.
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