Ma ve lo immaginate. Un grande palcoscenico a Roma, anzi no. Un grande palcoscenico nelle piazze centrali di qualsiasi città e paese. Un palcoscenico per ogni piazza sarebbe già di per se un bello slogan! Non basta un palco per fare festa. Mettiamoci tanti palloncini, e direi anche delle bandiere. E pure delle bandierine. Già sa più di festa. Ora musica. Delle note che appropriate che accompagnano questa festa. C’è l’imbarazzo di canzoni che a tutti piacciono. Una banda in divisa d’occasione gira per le strade. Tromba e tamburo in sincronia a suonare quei motivi antichi, a cui nessuno rinuncia. In quelle note e in quelle parole c’è l’origine. La storia di tutti. Incredibile come tutti sanno ogni parola. Dai balconi allestiti a festa, con le bandiere tricolore c’è chi lancia coriandoli al corteo in passaggio. Quanta gente! Tutti sono li per festeggiare. E’ Festa Nazionale, la Festa di tutte le persone, giovani e anziani.

Festa Nazionale del 25 Aprile

E invece no. Noi siamo il paese che ha una Festa Nazionale, che ha un ricordo e una storia per cui festeggiare. Noi siamo il paese dove la Festa Nazionale è parziale. Perché qualcuno si sente, a modo suo, erede di un passato diverso. Non c’era. Ci fosse stato a quei tempi probabilmente avrebbe un idea diversa. Ma non c’era e quindi male festeggiare chi ha cacciato il fascismo. Andare contro perché fa moda. Andare contro perché unisce spesso chi poco sa. Un popolo sovrano e sovranista se ne approprierebbe della Festa Nazionale. La difenderebbe con le unghie e con i denti, magari con i mitra ma la difenderebbe. Invece no. Siamo un paese che osa il lusso di dividersi sui fondamenti storici del nostro stare insieme. Ci si può confrontare sulle ricette politiche. Invece no. Viviamo in una democrazia ma qualcuno vuole l’autoritarismo. Ma non tocchiamo la libertà. Perché si vuole l’autoritarismo, ma allo stesso tempo la libertà di esprimere ciò che si pensa. Da elargire in quel Parlamento democratico e repubblicano che non piace, molto bello però se corrisponde a un posto di lavoro ben retribuito dove dire la propria. Fa niente se asfaltiamo una Costituzione comune. Costituzione che è bella quando da usare come arma contro qualcuno, ma è brutta quando parla di uguaglianza. Se parla di Repubblica è un pò bella, ma se dice del Parlamento parla di politici sempre e comunque sbagliati. Tranne quello che sta dalla parte tanto cara. Perché se la Costituzione dice che “tutti sono uguali davanti alla legge” va bene. Ma se dice che i magistrati devono essere indipendenti dalla politica è una cosa un pò brutta. Del resto se tutti gli individui hanno parità sociale, va bene se il disgraziato è uno di noi, va male se si tratta di un gay. Cosi come se tutti hanno diritto al lavoro, lo hanno solo se. Va bene se sei cristiano, ma seppur ti comporti bene ma sei di un altra religione, magari pure arrivato da fuori, la cosa va meno bene. E chissene’ se in chiesa non ci si mette piede dalla cresima fatta vent’anni fa. Ma che bel cristiano comunque vada! Se la famiglia è tutelata dalla Costituzione, è meno sacra sotto le lenzuola dell’appartamento di fianco. Ma comunque viva la famiglia perché contro quelli che vedono l’esistenza delle famiglie arcobaleno. Del resto che bella la Costituzione che tutela l’attività privata. Se poi parla di ruolo sociale e di diritti fa nulla se quello la è sottopagato. D’altronde sono solo comunisti. Che non esistono forse più, ma fa niente. Sfottiamo perché fa comodo. Asfaltiamo perché noi siamo Noi. Viviamo in un bel paese democratico, repubblicano e liberi. Ma meglio usare il pugno duro e far finta di non capire. Raccontare un altra storia perché gli altri. Non esisterebbero altri, almeno in un giorno di fondazione. Alla fine poi chi l’ha mai letta la Costituzione. Ma noi, dicono noi, siamo italiani.

Basta con questa storia della “pacificazione nazionale”. Noi siamo già in pace. Ma siamo troppo confusi. Vittime di incantatori di serpenti e cannibali di noi stessi. Una grande volontà di sapere ma attraverso una vignetta su un social. Orgogliosi di un idea ma rincorsi da mille falcidiate. Storici di noi stessi e dei necrologi, ma non di ciò che fa scomodo. Affamati di giusto ma fautori dell’ingiusto. Serve chiarezza, non pacificazione. Serve scindere bianco e nero, non vedere tutto bianco o tutto nero. Serve dire una volta per tutte cos’è da tenere e cos’è da buttare. Lo sappiamo. Ma non buttiamo, rimescoliamo. Siamo tutti figli del 1945. Iniziamo da qui. Buon 25 aprile, di Liberazione e Resistenza. Senza paure di esporre la bandiera di tutti, il tricolore italiano.

-Un “mi piace” rende libere le persone che scelgono-
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