L’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, a seguito della sconfitta elettorale del predecessore Trump, è stato un momento molto sentito dal popolo americano. Seppur svoltasi in forma diversa rispetto alle precedenti 45 cerimonie di insediamento a causa dell’emergenza pandemica, sul palco della cerimonia si sono alternate diverse persone, tra cui Amanda Gorman.

Giovane poetessa afroamericana di Los Angeles, a 22 anni ha attirato l’attenzione di tutti con la sua poesia dedicata all’insediamento del nuovo Presidente. Un volto nuovo, che con la sua giovane freschezza potrebbe segnare il tracciato ideale della nuova amministrazione americana.

Qualcuno potrebbe dire che questi sono “fatti dell’America”. In un primo momento anche io ho pensato “che bello, che brava, è davvero una svolta rispetto alle precedenti immagini che venivano da quel paese tanto lontano”. Quando sotto gli occhi mi sono capitate le parole della poesia di Amanda Gorman ho cambiato idea.

Certo, siamo lontani dall’essere raffinati, puri,
ma ciò non significa che il nostro impegno sia teso a formare un’unione perfetta.
Noi ci stiamo sforzando di plasmare un’unione che abbia uno scopo.
Ci stiamo sforzando di dar vita ad un Paese che sia devoto ad ogni cultura, colore, carattere e condizione sociale.
E così alziamo il nostro sguardo non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti.

Colmiamo il divario, perché sappiamo che, per poter mettere il nostro futuro al primo posto, dobbiamo prima mettere da parte le nostre differenze.
Abbandoniamo le braccia ai fianchi così da poterci sfiorare l’uno con l’altro.
Non cerchiamo di ferire il prossimo, ma cerchiamo un’armonia che sia per tutti.
Lasciamo che il mondo, se non altri, ci dica che è vero:
anche nel lutto, possiamo crescere.
nel dolore, possiamo trovare speranza.
nella stanchezza, avremo la consapevolezza di averci provato.
Che saremo legati per l’eternità, l’uno all’altro, vittoriosi.
Non perché ci saremo liberati della sconfitta, ma perché non dovremo più essere testimoni di divisioni.


Amanda Gorman, da The Hill We Climb

Questo è solo un estratto tradotto del testo della poesia. Va letto anche due volte per essere compreso fino in fondo. E’un testo valido per tante nazioni o tutte. La mia attenzione è stata attirata da tre parole: scopo, sforzo e legati.

Sono tre parole, tre immagini mentali collegate tra loro. Io leggo una critica intrinseca a tante società di oggi in cui convivono persone sullo stesso territorio, con le stesse leggi ma come soggetti singoli non legati tra loro. Tanti puntini che si muovono contemporaneamente ma in modo disordinato e senza credere in uno scopo comune da raggiungere, o perlomeno cui avvicinarsi. E’l’individualismo più sfrenato che crede solo al singolo risolto per conto suo. Non serve uno sforzo per migliorarsi, non ci si crede che serva a stare meglio, tutti non uno solo.

Questo spiega gran parte della crisi di molte società, quindi degli odierni stati. L’assenza di scopi comuni, di un’elevazione rispetto a interessi singoli più o meno validi, accompagnata dalla morte della lungimiranza, slega ciascuno dall’altro, rendendolo più solo, forse più libero ma molto più debole. Non ci si crede nello sforzo, non ci si eleva perché non ci si crede. Non c’è più una verità in cui credere.

Se le parole di una ragazza di 22 anni, di Amanda Gorman e lo sforzo per un paese migliore saranno accolte, non solo dagli statunitensi ma anche dal resto del mondo, sarà davvero un nuovo inizio. Il dono di una nuova casa comune per tutti è oggi più vicino.

-Un “mi piace” rende libere le persone che scelgono-
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