“Un uomo diventa ricco; nasce elegante”
Honoré de Balzac.

Le ricadute economiche del lockdown dovuto al covid-19 non sono qualcosa di muto. Gli effetti epidemici hanno straziato la società, aprendo un dibattito truce ed essenziale tra due elementi: salute e denaro. Non è facile affrontare due tematiche che sono carne viva per ciascuno di noi, due bisogni strettamente connessi, quello di vivere e quello di mangiare. Quale vivere e cosa mangiare aprirebbero un altro dibattito.

Non ce lo aspettavamo. Nessuno. Avremmo creduto più ad una crisi dovuta alla siccità o ad un immane disastro alluvionale se qualcuno ci avesse detto che qualcosa avrebbe cambiato il mondo intero. L’intero pianeta, tutto il globo terrestre abitato da noi umani. Non dimentichiamo questo aspetto. Il virus non è cinese, non è coreano, non è italiano o tedesco, non è britannico o statunitense. Insomma è un male purtroppo comune. ” Mal comune mezzo gaudio” dice un proverbio. Senza gaudio, staremo a vedere.

Non c’è nulla di più angosciante che pensare alle morti provocate dal virus, numeri alti seppur ci siano solo dati parziali a livello mondiale. Si, pensare ai morti è angosciante. Tutti non ci rendiamo conto di ciò, non abbastanza. Quello che noi vediamo sono numeri che passano sugli schermi televisivi, solo numeri. Focalizziamo un attimo, ne prendiamo sfuggitamene atto, non vogliamo fermarci li e fuggiamo via. La nostra vita è altrove da quei numeri sul teleschermo. Quei numeri si perdono tra altri, e poi tra altre mille parole di una conferenza stampa o di un telegiornale.

Un altra volta occorre fermarsi per capire. Un esercizio difficile, lo so. E’più tranquillizzante credere al sentire che tutto sta passando e dentro far brillare la certezza che si, tutto tornerà come prima. No, non penso tutto tornerà come prima. Per i famigliari, amici e conoscenti di chi non ce l’ha fatta nulla tornerà come prima. Loro erano imprenditori, farmacisti, medici, operai, vigili, sindaci, registi, impiegati, commercianti, parrucchieri, avvocati, suore, pensionati cura nipoti. Costoro erano qualcuno come noi. Donne e uomini che la ricchezza non ha salvato, se mai c’era. Il denaro non è servito per tutelare la cosa più importante: la vita.

Ripresa, la sfida di tutti con una sola arma.

Cosi adesso ai sopravvissuti di una pandemia spetta una sfida tremenda, ruvida, allo scoperto e non sul divano di casa propria. Una sfida tremenda attende l’umanità intera. Chi se ne importa se sei africano, europeo, asiatico, australiano o americano. Ecco cosa ci ha detto il virus: chi se ne fotte! Ma noi svegliamoci. Il virus ha detto cosi ed è malignamente tra noi a ricordarcelo. Questa è la prima lezione da apprendere e memorizzare. Non ci si salverà da soli. Se non avremo capito questo il destino dell’uomo sarà quello di vivere isolato e solo. Non io o lei, ma tutti, senza decisione e senza distinzione. Una prospettiva tutta opposta alla sperata “normalità”.

Oltre alle precauzioni che ci sono raccomandate, abbiamo una sola arma per ricominciare. E’potentissima, forse più del denaro. L’arma si chiama eleganza. Questa non è un bell’abito. La parola deriva dal latino “eligere”, cioè scegliere.

Scegliere un portamento, dei gesti, un modo di parlare. E’ un misto di educazione, gusto, rispetto, personalità e curiosità. Qualcosa di unico nella sua composizione finale, ma positivo. Questa è la vera eleganza, più dell’abito che si porta.

Sarà elegante in quanto rispettoso anche stare a un metro di distanza. Non ne usciremo con le furbate e gli sputi in faccia tra poveri in cerca di un piatto di minestra, imbufaliti dal risentimento per i fasti e gli splendori passati. Se poi c’erano. Nemmeno l’odio farà diventare ricchi. Sono idealista? No, a uccidere c’è già il virus, con cui dovremo convivere. Patiamo l’incertezza del futuro, che crea ansia e fa paura. Tutti, senza distinzioni. Ripresa, la sfida di tutti con una sola arma.

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