“Non credo di essere bello. Ma che valore ha la mia umile opinione contro quella che invece dichiara lo specchio?”
Muhammad Ali
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Sono i capelli che ci fanno capire tanto. Troppe volte ho sentito parlare di chioma solo al femminile. Non è vero. Un taglio ben fatto da portare in giro, segno di cura per se stessi, non è un’esclusiva di una donna. Simbolo di trasandatezza, una chioma disordinata e approssimata infastidisce anche un uomo. La lunghezza del capello è un simbolo identificativo di se stessi o di appartenenza ad un gruppo, cosi come la sua messa in piega. Un taglio composto, leggermente più corto ai lati, che sfina il viso donandogli un’altra forma e nuova luce, simbolo di realizzazione sociale e di discreto agio economico, oggi non è possibile. Il parrucchiere aperto sarà normalità.

Una rasatura tout-court del capo è realizzabile, usando “la macchinetta a casa”, quella responsabile delle strisce pedonali sulle teste di tanti improvvisati esperti del capello. Districare capelli lunghi è un’arte forse più femminile, popolazione che soffre oggi per i mancati ritocchi di colore che impreziosiscono tante donne. Anche la cugina brava a fare la “tinta in casa”, la fattrice del colore verde-giallo di sei mesi fa, deve restare a casa.

Il parrucchiere aperto sarà normalità.

“Non sono bella,
sono soltanto erotica.”

Alda Merini
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Un dettaglio non da poco quello dei capelli. Anche il Presidente della Repubblica Mattarella ha dovuto ascoltare il gentile rimbrotto di un suo collaboratore per un ciuffo fuori posto durante la registrazione di un messaggio televisivo. Se il riccio scompigliato può essere il lancio di una nuova moda lo scopriremo, ma il ciuffo che spunta adesso è una necessità.

La provvisorietà di questo periodo è nelle nostre acconciature. Lo stile italico è scomparso in sei settimane di chiusura dei parrucchieri. Gli artisti della forbice e del pettine hanno dovuto riporre i loro strumenti di lavoro, rinunciando a fornire a ciascuno quella rinfrescata che periodicamente ci si concede. La ricerca di soluzioni casalinghe alternative ha dato concrettezza al cambiamento.

Imitare in autonomia quelle azioni che l’esperto pratica su di noi con grande destrezza è stata un’impresa complicata. La ricerca di un ordine ha spinto ciascuno in questo velleitario ripristino di normalità, per ritrovarsi, attraverso il rito abituale, a una nuova e precisa versione di se che però sazia solo al momento del pagamento alla cassa del parrucchiere.

La nostra immagine è anche frutto di sostanza. Il nostro look è spesso la rappresentazione di ciò che siamo in un determinato momento. Quei dettagli sono la propria individualità, il passaggio plastico, realizzato, da uno stato ad un altro. La nostra identità è rafforzata dalla nostra acconciatura cosi come dal nostro abito. Non siamo ciò che vestiamo, ma siamo anche ciò che scegliamo di metterci e come proporci agli altri. Questa è l’immagine.

Il vero simbolo di ritorno alla normalità sarà la riapertura dei parrucchieri. Questa affermazione non è banale. Gli “esperti di riapertura”, nuova figura professionale in voga in questo momento, considerano infatti i saloni e botteghe dei parrucchieri come luogo ad alto rischio contagio per il contatto diretto e l’alta frequentazione. Un parrucchiere riaprirà quando il rischio di contagio si sarà considerevolmente abbassato. Il parrucchiere aperto sarà normalità.

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